Rotta maggiore - Vira - Ore 8:35
Un'altra giornata di sole si poggiava sul soffice prato dell'isola, i raggi timidi lisciavano le piume degli uccelli appena libratisi in volo. Qualche nuvola sbirciava la giovane città tra le colline, il mercato aveva appena aperto, i camini iniziavano a fumare, l'odore del pane fresco faceva capolino nelle narici dei passanti. La solita calma avvolgeva le stradine della città di Vira, i fieri cittadini, come tutti i giorni, si incontravano in piazza per narrarsi racconti e gesta avventurose.
"Ah... non c'è passatempo migliore di ascoltare una delle storie del buon vecchio Don!"
Così dicevano tutti, uomini, donne, bambini, niente era più piacevole di sedersi a terra trepidante nell'attesa che Don ne raccontasse una delle sue. Insomma, la cittadina di Vira ed il suo orgoglioso popolo, si apprestava ad affrontare un'altra radiosa giornata.
La grande Isola spartiva il suo benessere anche con il resto della terra: prati e colline erano frammezzati da campi di coltura, rigogliosi crescevano i boschetti e leggiadro si apriva il grande lago. Le scogliere incorniciavano la costa proteggendola dai forti venti del nord, il mare cristallino conosceva la sola increspatura del volo dei gabbiani.
Al porto erano ormeggiate alcune barche, pescatori e mercanti si scambiavano i saluti mattutini, e anche se Vira non fu mai un importante centro di commercio, riusciva a mantenersi senza affanni, tutto quello che vi era prodotto all'interno, veniva utilizzato per la stessa popolazione, poco usciva, poco entrava.
Non pensate però che i forestieri venissero maltrattati, l'ospitalità era una delle numerose virtù dei cittadini, spinti ad agire sempre in nome dell'onore e della dignità. Purtroppo, non tutti gli stranieri erano degni dell'isola su cui attraccavano e, spesso, saccheggiatori e furfanti facevano capolino tra le colline di Vira.
Vira - Montalto - Ore 10:00
???: "Ma che diav...!"
La mano andò a tastare la spalla, poi la portò di fronte agli occhi, un liquido biancastro colava sul suo palmo.
???: "Ehi! Ehi Jack! Uno di quei fottuti pennuti mi ha cagato su una spalla!"
La stessa mano che prima si poggiò sulla groppa, ora ombreggiava il viso dell'uomo rivolto verso il cielo.
Jack: "Capita Jill, sei solo stato sfortunato..."
Jill: "Sfortunato un cazzo! Io li ammazzo quei dannati animali!!!"
Come in preda ad un raptus, estrasse la pistola ed iniziò a sparare contro la volta celeste, ovviamente non colpì alcun uccello, ma molti di questi, spaventati dal rumore, si alzarono in volo.
Jill e Jack sono una coppia di furfanti abbastanza conosciuta nelle prime isole della Rotta Maggiore, il primo è il braccio, il secondo la mente. Sono criminali di infimo livello, si limitano a truffe e inganni, di tanto in tanto, però, si dedicano anche a furti e scippi.
Jill è un uomo basso e tarchiato, caratterizzato da una rotondeggiante pancia da ubriacone; la barba è incolta e ha un aspetto generalmente trasandato. Jack, invece, è l'esatto opposto, smilzo e con un viso particolarmente curato, la pelle rosea ed i capelli lunghi lo rendono abbastanza femminile, ha un portamento altezzoso e perde raramente la calma.
I due camminavano verso la cima del monte, Jill aveva con se un grosso sacco che strascicava un po' sulla schiena ed un po' sottobraccio. Non sembravano andare di fretta, Jack procedeva qualche metro più avanti del compagno, ogni tre passi, si sistemava i capelli dietro le orecchie, come se fosse una specie di tic.
Città di Vira - Piazza - Ore 10:30
I bambini scalpitavano e correvano per la piazza, alcuni giocavano con la palla, altri saltellavano qua e là cercando di non farsi acchiappare; le mamme, con i figli più piccoli in braccio, osservavano a distanza i pargoli chiacchierando spensieratamente tra di loro.
Intanto, al centro del largo, una sediolina in legno si accingeva ad ospitare il deretano di un'arzillo uomo sulla sessantina. Questo aveva la nuca ricoperta da una folta chioma bianca abbinata ad un bel paio di baffi stile Fu Manchu, le palpebre andavano a socchiudergli gli occhi, seppur non fosse molto alto, il fisico era ancora in forze.
Si schiarì la voce, poi sorrise gentilmente...
Donna: "Su bambini! Andatevi a sedere intorno a Don, la storia sta per cominciare!"
In men che non si dica, la piazza si radunò intorno alla seggiola del vecchietto. I ragazzini, a gambe incrociate, sedevano ai piedi di Don e, con sguardo sognante, tendevano le orecchie verso quell'uomo. Subito dopo, accomodati su panche e sgabelli, vi erano gli adulti, anche loro in completo silenzio nell'attesa che Don iniziasse a parlare.
Don: "Bene bene, quanta gente anche oggi, ah... Josh! Vedo che stai meglio, passato il raffreddore? Anche tu Rina, ti trovo molto in forma..."
Il tono era solare ed affettuoso, uno ad uno salutò tutti i presenti. In quella città, il vecchio Don, era considerato un po' il padre di ogni cittadino, un riferimento per l'intera popolazione. Sapeva sempre tutto di tutti, in qualche modo, riusciva ad ottenere qualsiasi tipo di informazione: marina, pirati, leggende, aneddoti, se si voleva sapere qualcosa, Don era l'uomo giusto a cui rivolgersi. Dove attingesse tali conoscenze rimaneva comunque un mistero, sta di fatto, che le storie da raccontare non gli mancavano mai.
Don: "Quest'oggi vi narrerò qualcosa di diverso dal solito, qualcosa che è giunta a poche orecchie oltre alle mie, la storia di... Benjamín Iglesias!
Quella di Benjamin è una storia triste e sfortunata, le cose che conosciamo sulla sua infanzia sono pressoché raccontate come leggende, ma sappiamo tutti che in queste... c'è sempre un fondo di verità... Tutto risale a 22 anni fa, a quei tempi, il piccolo Benjamin, aveva solo 7 anni, quando in uno sgradevole giorno, un altrettanto sgradevole evento, colpì il bambino. Benjamin, allora, era un ragazzino allegro e con il grande sogno di diventare capitano di una ciurma pirata; malgrado il suo promettente futuro nella casata nobiliare Iglesias, quello rimase sempre il suo unico obiettivo. Torniamo, però, allo ''sgradevole giorno''; Benjamin si era recato, come suo solito, nel grande giardino a fianco alla villa per giocare con i suoi due fratelli maggiori, niente di più semplice ed innocente. Non si sa cosa accadde, ma, poco dopo, un enorme incendio divampò nel bosco, solo il nostro Benjamin si salvò, il suo corpo ne uscì illeso, era il suo spirito ad essere cambiato."
Montalto - Cima - Ore 10:35
Jill inciampò sul sacco, con un capitombolo sbatté il muso contro il terreno, dalla bisaccia spuntarono fuori un paio di coppe in argento e qualche altra refurtiva di medio valore.
Jill: "Uargh!"
Mugugnò con la bocca interrata.
Jack: "Forza, alzati... Abbiamo una certa fretta. Nascondiamo qui la sacca e poi torniamo in città, ho visto una nave ormeggiata al porto."
L'uomo neanche si degnò di voltare lo sguardo verso il compare, continuava a camminare verso la cima aggiustandosi di tanto in tanto la scura chioma.
Jill: "Asphuettami! Phua!"
Con la manica si pulì la bocca e velocemente rintrodusse gli oggetti nella stoffa, balzellando si portò di nuovo accanto a Jack. Ormai erano quasi arrivati, la cima della montagna iniziava ad intravedersi, sebbene avessero il sole in faccia, distinsero una strana figura là sopra.
Città di Vira - Piazza - Ore 10:40
Don: "Nel giro di un anno, l'intera famiglia Iglesias venne sterminata in circostanze ancora poco chiare, si pensa, però, ad una malattia molto contagiosa che si portò via anche tutti gli assidui frequentatori della casa, come amici e domestici. Mai tanta disperazione poteva avvolgere il giovane uomo, tanto che decise di abbandonare la sua isola; da quel giorno, non si ebbero più notizie di Benjamin."
Montalto - Cima - Ore 10:45
La cima del monte era rotondeggiante e ricoperta da un sereno manto d'erba, qualche roccia grigiastra spuntava dal terreno imperlandone la presentazione, ma davanti ai due banditi, su un masso particolarmente acuminato, giaceva sdraiata una persona in una posizione non del tutto umana.
Jack si portò il braccio sulla fronte per coprirsi dal sole e riuscire a distinguere i tratti di quel che non gli era chiaro. Immobile, quasi inanimato, la schiena piegata sulla roccia ad U rovesciata, la testa cadeva all'indietro allungandone il collo; vedendo tale figura, i due uomini furono attraversati da un brivido.
Jill rivolse uno sguardo interrogativo al compare, entrambi mossero qualche passo in avanti, lo smilzo, dopo una breve esitazione, riaquistò la sua compostezza rivolgendosi all'uomo a circa 8 metri da lui. Il tono altezzoso era finalizzato a liberare l'area da ficcanaso.
Jack: "Ehm... Di cortesia, chi è lei? Cosa ci fa qua?"
La testa dell'uomo si voltò di scatto.
Rimase qualche secondo con gli occhi spalancati fissando i due forestieri. Jill diede una lieve gomitata a Jack.
Jill: "Psss! Questo tizio non mi piace!"
L'uomo, con strane movenze, si raddrizzò sulla schiena. Esile e dal viso scavato, capelli corvini, lisci e lunghi fino alle spalle, gli occhi altrettanto scuri contornati da due spesse occhiaie in contrasto con la pelle grigiastra. Una camicia bianca ottocentesca copriva il suo torace scarno, le maniche si aprivano larghe e merlettate sui sottili polsi.
Pantaloni e stivali neri, una piccola croce gotica rovesciata pendeva sul suo petto.
Funereo ed atrofico, iniziò ad avvicinarsi al duo, ondeggiava lentamente, quasi come uno spirito in cerca d'un corpo. Aprì lentamente la bocca distorcendo poi il corpo in una posizione impossibile, forse un pazzo, forse un'allucinazione.
???: "È al posto in cui noi siamo supposti sapere che siamo chiamati a essere, e a non essere nient’altro che la presenza reale in quanto inconscia. Se l'umano genere s'avvolge nella disattenzione e nel cerchio antecedente alla conoscenza d'un certo numero di realtà di cui riconosce l'esistenza, nell'interlocuzione piú, il linguaggio ha un valore puramente fittizio, prestare all'altro la sensazione dello stanziare nel verbo e nella parola, che si è capaci di dare la risposta che si attende, e che non ha alcun rapporto con alcunché sia possibile approfondire. I nove decimi dei discorsi effettivamente tenuti sono a questo titolo completamente fittizi e inutili al fine stesso dell'essere."
Nel proseguire del lungo discorso si era pigramente attorcigliato su se stesso, ora era di nuovo immobile. Jill e Jack si guardarono nuovamente, questa volta decisi sul da farsi.
Città di Vira - Piazza - Ore 10:55
I bambini si erano avvicinati ancor di più alle gambe di Don, non avrebbero voluto perdere una singola parola di quella storia.
Don: "Ma nove anni fa, sulla scena della pirateria, Benjamin riapparse! Ormai ventenne e con al seguito una ciurma, non si seppe molto della sua figura come capitano, forse perché nessuno fu mai in grado di raccontarlo. Solo 4 anni dopo una notizia fece il giro del mondo, un'intera isola era stata spazzata via dal suo unico passaggio, quel pezzo di terra venne cancellato dalle mappe comportando la morte di 300.000 persone. L'evento venne inciso nella storia come ''La catastrofe di Furan''. Dopo quell'avvenimento, sulla sua testa fu enunciata una taglia di 500.000.000 di Berry, ma nessuno seppe mai quale fosse il suo aspetto o la sua ubicazione."
