Non c'era un attimo di tregua.
Non c'era nemmeno un attimo a dire la verità.
Il tempo era un concetto troppo astratto in quel bianco glaciale e sterile che ci avvolgeva.
La fatica non si contava, il freddo aveva intorpidito troppe dita per essere contata.
Arti, pelle, ossa. Tutto si sarebbe conservato per millenni sepolto sotto metri di neve se ci fossimo fermati.
Un ululato mi ricordò che niente invero sarebbe rimasto dei pirati di Avery se avessero smesso di proseguire in avanti verso una destinazione ignota.
L'importante era continuare un passo dopo l'altro nell'unica direzione possibile.
Troppe ne avevano passate per arrendersi, troppe ne dovevano combinare per desistere.
Allucinazioni in quel bianco mi palesavano un bordello ed un liquore caldo come le cosce di una rossa femmina dalla pelle color neve.
Avanti.
Passo dopo passo mi accorsi di alcune orme, forse i segni di zoccoli, forse un cavallo.
Non avevo fumato troppo, quelle impronte c'erano davvero.
Chi le aveva lasciate era passato da poco tempo, dovevamo affrettarci, avere un cavallo in questo momento poteva essere il modo più veloce per abbandonare quella desolazione.