Continua da quiL’uomo misterioso accompagnò così N in direzione del luogo da lui menzionato, che si trovava all’interno della città, in una zona periferica e poco frequentata, fatta di stretti vicoletti e case strettamente addossate le une alle altre, come le si vede nei borghi di paesi molto vecchi.
In realtà il viaggio fu tutt’altro che diretto e veloce, dato che di tanto in tanto l’uomo si sentiva in dovere di fermarsi per una pausa, e la motivazione era sempre quella di prestare aiuto a qualcuno che però non gliel’aveva chiesto e ne avrebbe fatto volentieri a meno. Così si bloccò per aiutare un vecchietto ad attraversare la strada, o una signora stanca a portare una pesante busta della spesa, o mettendosi a dare indicazioni stradali a un uomo che si era perso. Se fosse stato solo questo non ci sarebbe nulla di strano, il vero problema era che ogni volta che così faceva, o il suo aiuto si rivelava inutile e superfluo, o finiva col causare più danni di quelli che in teoria avrebbe dovuto evitare. Per cui, ad esempio, quando aiutò l’anziano ad attraversare la strada in realtà si trattava di una strada completamente deserta e strettissima nella quale non era possibile passare in altro modo se non a piedi, per cui il vecchio non avrebbe rischiato nulla nemmeno da solo; quando tentò di portare la busta della spesa per la signora volle provarci a tutti i costi nonostante fosse troppo pesante anche per lui, con la conseguenza che questa gli cadde a terra, causando la pressoché completa distruzione del suo contenuto, ovvero mezza dozzina di uova, un grosso cocomero, una bottiglia di vino e altre cose assai fragili(fatto in seguito al quale l’uomo e N se la diedero a gambe per non incorrer nelle ire della donna), e quando diede indicazioni stradali al tizio che si era perso in realtà non aveva la minima idea di dove si trovasse il luogo in cui questo era diretto, e di conseguenza si inventò di sana pianta tutte le indicazioni, dandogli un percorso che portava chissà dove. E in ognuna delle occasioni la motivazione che diede per i suoi disastrosi aiuti fu:
“E' sempre scortese non dare una mano, anche quando non si è in grado di darla.”Ad ogni modo, dopo un po’ i due giunsero infine a entrare in un edificio di colore bianco e dall’aria anonima che si trovava nascosto proprio in uno dei vicoletti. Solo una volta dentro N si rese conto che si trattava in realtà di un bar, sebbene fuori non vi fossero insegne che lo indicassero. All’interno vi era una sala abbastanza carina con diversi posti a sedere e un tavolo da biliardo, oltre che ovviamente un bancone dietro il quale svettava un fornito scaffale pieno di liquori d’ogni sorta.
Il luogo era deserto, se si escludeva il barista, che se ne stava in piedi e immobile come una statua proprio dietro il bancone: si trattava di un uomo di mezza età, curato e ben vestito con uno smoking dalla giacca rossa, con dei capelli neri pettinati all’indietro, a leccata di mucca.
???: “Salve Lloyd, c’è poca gente oggi.”Lo salutò l’uomo misterioso, il barista rispose con tono composto.
Lloyd: “Poca ma buona, signore. Stanza Lyndon?”
???: “Stanza Lyndon.”Ripeté l’uomo annuendo. Il barista consegnò una chiave al tizio il quale, dopo essere salito al piano superiore dell’edificio, la usò per aprire la porta di una stanza, nella quale entrò in compagnia di N. La camera era piccola ma accogliente, con una finestrella luminosa che dava sul mare, due divanetti e un tavolino da caffè in vetro, oltre che qualche mobile in legno a completare il tutto. L’uomo si sedette e invitò N a fare lo stesso nella poltrona posta dal lato opposto del tavolino.
Una volta lì l’uomo chiese al pirata.
???: “Allora, come ti chiami ragazzo?”Ma lo bloccò subito.
???: “Oh, dimenticavo le buone maniere…”Si mise in piedi, togliendosi il cappuccio che gli cingeva la testa e scoprendo finalmente il proprio viso. Si trattava di un uomo non più giovanissimo, coi capelli mediamente lunghi e mossi, che arrivavano a coprirgli le orecchie, in gran parte neri ma macchiati da un ciuffo grigiastro sul lato sinistro del capo, e dei bei baffi neri rivolti all’insù, oltre che una lunghissima barba nastriforme che gli partiva dal mento per poi attorcigliarsi in avanti, la cui lunghezza doveva avvicinarsi al metro. In seguito l’uomo dismise anche l’ampia mantella che gli copriva il corpo, mostrando un elegante frac con giacca e pantaloni verdi e camicia azzurra, con un enorme papillon rosso, largo quanto le sue stesse spalle, a completare il tutto. Non sembrava avere strumenti musicali con sé, almeno che si vedessero.
???: “Il mio nome è Fidelio.” Si presentò con un nuovo inchino fatto portandosi la mano destra al petto.
Fidelio: “A dire il vero avrei preferito tenere segreta la mia identità, ma non sarebbe buona educazione chiedere qualcun altro di presentarsi senza farlo prima io stesso. Ti pregherei comunque di non fare parola con nessuno di chi sono e del fatto che mi trovo su quest’isola. Mi auguro di potermi fidare.”Attese che N si presentasse, poi tornò a sedersi.
Il barista li raggiunse nella stanza portando una bottiglia di Bourbon e due bicchieri pieni fino all’orlo di cubetti di ghiaccio. L’uomo stappò immediatamente la bottiglia e se la portò alla bocca, ignorando i bicchieri e prendendone un’avida e prolungata sorsata a garganella. Nel farlo teneva alzato il mignolo della mano che reggeva la bottiglia, come lo si vedrebbe fare a un lord del regno di Goa durante il più raffinato dei ricevimenti nobiliari(sebbene alcuni lo considerino segno di maleducazione); la differenza è che i nobili di solito sorseggiano tazzine di tè, non si scolano intere bottiglie di liquore.
Fidelio: “Haa! Ci voleva.”Afferrò un tovagliolo e si pulì delicatamente le labbra. Poi infilò le mani in entrambi i bicchieri, prendendo una manciata di cubetti di ghiaccio da ognuno di essi per poi strofinarseli sulla fronte e sulle tempie con entrambe le mani contemporaneamente.
Fidelio: “Fa un caldo oggi.”Disse al suo dirimpettaio.
Lloyd: “E il signore invece cosa desidera?”Chiese il barista a N.
Fidelio: “Prendi quello che vuoi, offro io. Ma ora veniamo a noi. Avrei una specie di favore da chiederti, in teoria è una cosa assai semplice e veloce. Si tratta di consegnare una certa cosa a una certa persona, tutto qui. Ovviamente non chiedo niente per niente, pensi di essere interessato?”Si lisciò la barba.
Fidelio: “Te lo chiedo perché mi sembri un tipo in gamba. In verità era qualcosa che avrei dovuto fare io, ma preferirei evitare di andare troppo in giro, non amo molto lo stare in mezzo alle folle e in questo caso di folla ce ne sarà parecchia. Purtroppo non ho saputo dire no alla richiesta di un amico, sarebbe stato scortese, per questo ora mi trovo in questa situazione.”Bevve di nuovo dalla bottiglia, arrivando quasi a finirla.
Fidelio: “Dimmi un po’, pensi che ci sia qualche motivazione particolare per cui quell’uomo di prima ti ha attaccato, oppure non hai la minima idea del perché lo abbia fatto?”Sembrava aver capito che N non aveva mai visto quel tizio in vita sua.
Fidelio: “Ho paura che succederà qualcosa di brutto su quest’isola, anzi, che stia già succedendo. Io sono dell’idea che ogni isola abbia un suo suono, o meglio una sua musica, che è possibile ascoltare nelle voci delle persone, nel soffiare del vento, nello scrosciare dell’acqua, una musica che dice della storia dell’isola e della sua situazione attuale più di quanto lo facciano altre cose alle quali però gran parte delle persone dedica tutta la sua attenzione, ignorando ciò che invece è più evanescente, sottile, lieve. La musica che c’è adesso qui a Toroa non mi piace per niente.”Il suo tono era tremendamente serio.
Fidelio: “Beh, mi auguro che il mio sia solo un presentimento.”Tornò a poggiare la bottiglia sul tavolino e a parlare con rilassatezza.
Fidelio: “Allora, dimmi qualcosa di te… ah, ma forse prima dovrei dirti io prima qualcosa di più su di me. Vediamo un po’…”Ci rifletté un attimo, poi attaccò a parlare a manetta.
Fidelio: “Come ho detto mi chiamo Fidelio, di professione faccio il musicista e compositore, ho cinquantaquattro anni e sono del segno della bilancia, ascendente leone, il mio gruppo sanguigno è AB e sono allergico al polline di Cipresso , amo molto andarmene in giro per i mari e visitare luoghi nuovi e interessanti e suonare per chi abbia voglia di ascoltarmi. Sono nato a Rogue Town nel Mare Orientale il 24 Settembre, mia madre si chiama Rosalina e mio padre Carl, ho una sorella minore e un fratello maggiore che si chiamano Nina e Yann. Fin da piccolo sono stato appassionato di musica e la mia vita cambiò quando i miei genitori mi regalarono un mini-pianoforte per bambini per il miei cinque anni, cosa che mi invogliò a coltivare la mia passione e mi portò a imparare a dar vita alle mie prime melodie. Da ragazzo mi piaceva anche giocare a tennis ma un giorno mi ruppi un piede sbattendo contro un tronco d’albero caduto e abbandonai l’aspirazione a una carriera sportiva, adoravo anche cucinare ma a quanto pare ogni volta che preparavo un buon pranzetto i miei amici e familiari erano sempre stranamente pieni di impegni e quindi alla fine ho smesso di farlo, evidentemente non era destino. Continuando con la mia carriera musicale ho studiato sotto i maestri Jacques Poulain, Samir Bregovic, Marisa Tose e Leòn Kamin al conservatorio di Rogue Town, a sedici anni ero in grado di suonare sette strumenti diversi e già da tempo mi esibivo negli auditoria di tutti i mari, in seguito sono stato direttore d’orchestra e ho avuto l’onore di dirigere diverse prestigiose orchestre tra le quali la Reale Orchestra di Alabasta e la Filarmonica di Vira, ho inoltre composto sinfonie, ballate, sonate, requiem oltre che opere liriche instaurando una lunga e fruttuosa collaborazione con la librettista Lorenza Da Monte, ma infine ho deciso per ragioni personali di ritirarmi dalle scene. Una volta mi sono anche cimentato nel canto tenendo un concerto di beneficienza nel carcere di Sing Sing ma a quanto pare i detenuti preferirono farsi manganellare le orecchie dai loro carcerieri allo starmi ad ascoltare, perciò da allora ho accantonato per sempre il canto per riprendere in mano i miei strumenti. Sono stato anche insegnate di musica sebbene non abbia avuto con me molti allievi. le mie cose preferite sono: tra i cibi il Roastbeef, tra le bevande il Bourbon, tra le note il Sol, tra i colori il verde, tra le stagioni l’inverno, come giorno della settimana il venerdì, per quanto riguarda le opere musicali la Suite in Sol Maggiore di Ferenc Csardasz, e tra i mari l'orientale. Le cose che non sopporto sono: l’estate, l’odore dell’incenso, le alici marinate, gli strumenti scordati, le persone che mi parlano mentre suono, le porte cigolanti e i rubinetti gocciolanti. Penso che possa bastare, del resto non ho voglia di parlare.”Riprese fiato.
Fidelio: “Ora parlami un po’ di te, cosa fai nella vita e perché ti trovi qui?”Chiese infine a N, lasciandogli la parola.