- Ho dimenticato di dirti che devi aggiungerti il lumacofono agli oggetti, quindi inserisci in uno slot:Lumacofono Incognito: Un particolare lumacofono dal volto celato da una maschera e ricoperto di piume iridescenti. Non può essere utilizzato per lumacofonare ma solo per ricevere chiamate da una certa specifica persona. Occupa 1 slot oggetto.
Tizio Incognito: “Stile di combattimento? L’ho visto diverse volte spaccare chitarre in testa alla gente o abbandonarsi a scazzottate furiose sia nei locali più malfamati che in quelli più trendy dei quattro mari, ma non so se questo suo modo grezzo di combattere si possa definire “stile”. Certo è che si tratta di uno che quando si passa alle mani sa farsi rispettare. Non l’ho mai visto con un arma in mano comunque, se è questo che vuol sapere. In fondo non si tratta di un guerriero, il suo mestiere era ben altro, la sua “arma” era la sua chitarra, con la quale riusciva incantare folle di fans in tutto il mondo. E’ davvero un peccato che un talento così straordinario sia finito proprio nelle mani di uno psicopatico del genere.”Sorseggiò il suo cocktail, dopo averlo osservato controluce agitandolo garbatamente.
Tizio Incognito: “Fortunatamente altri giovani talenti si sono dimostrati in grado di raccoglierne il testimone, per portare avanti l’attuale generazione di musicisti e cantanti.”Prese un nuovo, lungo sorso.
Tizio Incognito: “La musica è qualcosa di fantastico, qualcosa che ci tocca dentro, nel profondo dell’anima, qualcosa che trascende la logica, il senso, la razionalità: perché amiamo così tanto ascoltarla, comporla, suonarla? Per quale motivo quando sentiamo un brano che amiamo ci sentiamo ribollire dentro e trascinare anima e corpo dal suo ritmo, tanto che a stento riusciamo a resistere alla tentazione di muoverci, cantare, ballare? Nessuno saprebbe spiegare qualcosa del genere con le parole, perché si tratta di qualcosa di istintivo, ancestrale, insito nel nostro animo fin da quando siamo su questo mondo. E’ innegabile, la musica ha un potere unico, inimitabile, immenso. Eppure l’uomo ha solo sfiorato la parte più superficiale delle sue potenzialità; non immaginiamo nemmeno quali strade possano aprirsi per coloro che si addentrino nei suoi meandri più segreti!”Il suo tono si era fatto sempre più infervorato man mano che procedeva nel suo monologo, tanto che alla fine si era rizzato dal suo posto, alzando le mani in aria e quasi urlando. Seguì qualche secondo di silenzio.
Bodyguard ♀: “Signore…”La sua assistente lo riportò sulla terra.
Tizio Incognito: “…Sì… certo…”Abbassò le braccia e si avvicinò al grammofono, togliendo la testina dal disco che ormai girava a vuoto, per poi spegnere l’apparecchio.
Tizio Incognito: “Direi che è il caso di salutarci per il momento, entrambi abbiamo faccende importanti a cui attendere, mister Edzard.”Il suo tono era tornato normale. Prese il disco e lo rimise nella sua custodia. Su di essa Edzard poté leggere, scritto a caratteri grandi, un nome:
Lophelia.
Tizio Incognito: “Le auguro di portare a termine il lavoro in modo pulito e senza troppi intoppi. E spero che faccia anche presto, così potrà assistere al concertone di stasera. Sarà qualcosa di spettacolare, glielo assicuro.”Fu così che Tizio accompagnò Edzard fuori dalla porta. Il pirata poteva finalmente cominciare la sua missione. Aveva una pista, il bar “L’Incudine”, avrebbe potuto cominciare da lì la ricerca del misterioso Floyd Steen. In quel momento non aveva la minima idea che presto, molto presto, sarebbe stato lo stesso Steen a rivelarsi a lui, e non solo… ma fermiamoci qui, ogni cosa a suo tempo.
Una volta fuori dalla stanza, Edzard si mise in cammino per raggiungere il porto. Non appena uscito, la sua attenzione fu catturata da uno degli schermi più o meno grandi che addobbavano ogni angolo della nave e sui quali veniva trasmesso in diretta ciò che accadeva nel salone principale dell’enorme imbarcazione: su di esso compariva l’immagine di un uomo su un palco, davanti a una folla immensa: era Parnassius Apollo, alias Tizio Incognito, vice presidente della Doskoi Panda. Ma come diavolo faceva a trovarsi già lì, per giunta già cambiato di abito, se fino a pochi secondi prima era nella stanza privata a parlare con Edzard? Forse non era il caso di crucciarsi con tali interrogativi, e di pensare piuttosto alla missione.
La strada per il più vicino ponte verso la terra ferma era piuttosto lunga, e il tragitto accidentato per via dell’imponente presenza di gente che occludeva il cammino, e al pirata ci sarebbe voluto quindi qualche minuto per raggiungere la città. Perciò, durante tale tragitto, egli ebbe modo di ascoltare il discorso di Apollo, e di ammirarlo dai maxischermi della nave. Come è stato detto, l’uomo si trovava su di un palco, lo stesso sul quale aveva precedentemente dato il benvenuto al pubblico, affiancato da un ragazzo biondo armato di chitarra elettrica.
Apollo: “Signore, signori, ormai non manca molto all’inizio del grande concerto offerto a voi dalla umilissima Doskoi Panda®. Presto potrete crogiolarvi al suono di splendide melodie ed eteree voci, ma prima permettetemi di mostrarvi qualcosa di molto interessante riguardo alle straordinarie capacità di questa nave speciale, la Panda Melody, la quale, come ho anticipato, è molto più di quello che sembra. Ho qui Mister Sash che mi darà una mano nella mia piccola dimostrazione.”Indicò il giovane chitarrista di fianco a lui, che venne accolto con un applauso.
Apollo: “Ebbene, dietro la sua copertura esterna realizzata coi più pregiati legni provenienti direttamente dal nuovo mondo, la Panda Melody possiede come scheletro un leggerissimo ma resistentissimo telaio costituito da un materiale di nuova concezione, realizzato in laboratorio ad opera dei migliori scienziati del nostro centro ricerche dell’isola di Mirrorball.”Si infilò una mano in tasca, tirandone fuori un oggetto dalla forma allungata, che mostrò al pubblico.
Apollo: “Questo è un diapason, come tutti voi saprete si tratta di un oggetto che se sollecitato meccanicamente vibra, producendo delle onde sonore di una data lunghezza e intensità, nelle quali è possibile riconoscere una nota musicale ben precisa, ed è per questo che spesso viene usato come riferimento per accordare vari strumenti. Ma un diapason non è solo questo, esso possiede anche un’incredibile capacità di captare le vibrazioni dell’aria, a patto che queste siano della giusta frequenza, come le vibrazioni prodotte da un altro diapason perfettamente identico, entrando quindi in risonanza con esso e mettendosi a vibrare a sua volta, trasformando in tal modo l’energia contenuta nel suono in energia meccanica che lo stesso strumento acquisisce.”Mentre così spiegava sbatté il diapason che portava in mano contro una ringhiera metallica, facendolo vibrare, dopodiché ne tirò fuori dalla manica un altro, con un abile gesto da prestigiatore, affiancandolo in parallelo a quello che stava vibrando. Dopo qualche secondo dal maxischermo fu chiaramente visibile che entrambi i diapason stavano vibrando, anche quello che non aveva toccato altro che aria, e si udirono chiaramente due suoni dello stesso timbro ma separati tra loro.
Apollo: “Immaginate ora un diapason gigantesco, in grado di muoversi quando viene colpito da vibrazioni della giusta frequenza e intensità, acquisendo in tal modo energia cinetica dal suono. E immaginate poi che questa energia non venga dissipata attraverso una disordinata vibrazione, ma che invece venga incanalata in un certo modo prestabilito, attraverso una sapiente progettazione riguardante la forma e la composizione dello strumento, in modo da ricavarne un movimento ordinato e ben preciso. E immaginate infine di mettere insieme una numerosa serie di diapason di questo stesso tipo, incastrati in modo da ottenerne una complessa serie di movimenti sincronizzati, tutti alimentati dall’energia scaturita dalle vibrazioni dell’aria. Ne otterreste in pratica una macchina che si muove grazie al suono!”Fece una pausa. Tra il pubblico regnava un fervente silenzio.
Apollo: “Ora, signore e signori, vi chiedo un ultimo sforzo di immaginazione: raffigurate nella vostra mente uno macchinario-diapason, in grado di eseguire una vasta gamma di movimenti, tutti grazie alle indicazioni e all’energia ricavata dal suono, ma che reagisca non a semplici suoni monotoni e sempre uguali, piuttosto invece a una precisa combinazione di diversi suoni in sequenza, come quelli delle note che si susseguono in una melodia. In questo caso ne avreste un macchinario che si muove grazie alla musica!”A quel punto si voltò verso il chitarrista Sash e gli rivolse un gesto di assenso col capo.
Apollo: “Ebbene signori, ora potete smettere di immaginare, in quanto la finzione ha già preso corpo tutt’intorno a voi, diventando realtà. Una macchina che balla con la musica esiste, e il suo nome è Panda Melodyyyy!!!”Non appena urlò il nome della nave, il musicista di fianco a lui suonò una potente serie di accordi con la sua chiassosa chitarra elettrica. Il pubblicò lì presente, nonché Edzard che guardava dagli schermi, poterono assistere a uno spettacolo molto interessante. Lungo tutto il perimetro della stanza si aprirono nel pavimento una serie di fori circolari, dai quali spuntarono una lunga serie di grossi diapason, alti almeno quanto una persona, sebbene ognuno possedesse un’altezza e larghezza leggermente diversa. Si poteva vedere chiaramente che ogni volta che il chitarrista toccava il suo strumento, alcuni dei diapason cominciavano a vibrare, ognuno con intensità diversa, e ognuno in modo diverso in base alle note che il musicista suonava.
Apollo: “Bellissimo, stupendo, fantastico!”Esclamò Apollo. Tuttavia quella non era la sola cosa strana ad accadere. Ad un certo punto si aprirono anche le pareti del salone, mostrando una complicatissima serie di leve e ingranaggi, collegati ai vari diapason, dalle vibrazioni dei quali ricavavano l’energia per muoversi essi stessi, proprio come anticipato da Apollo, ma non solo. Ad ogni serie di note, e ad ogni vibrazione di diapason, e ad ogni movimento di leve e di ingranaggi, si accompagnò un cambiamento di struttura di qualche punto della nave: Prima si aprì il soffitto della stanza, che poi era anche il ponte della nave, mostrando il cielo stellato della sera; poi si cominciò ad alzare l’intero pavimento della stanza, portando il palco e tutte le persone presenti nel salone fino all’altezza del ponte appena scoperchiatosi; poi dall’alto fu calata un’immensa palla di cristallo; infine dal pavimento vennero fuori una serie di lunghe canne dalle quale vennero sparati fuochi d’artificio, oltre che fari stroboscopici, e ogni tipo di addobbo esagerato volto a rendere ancora più spettacolare quella scena. Il pubblico, dapprima stupitissimo, andò in visibilio.
Apollo: “Eccelso, sublime, brillante! Ancora un altro e assolo e poi fermiamoci, grazie.”Disse l’uomo applaudendo. Sash si abbandonò a un breve assolo, che causò dei rapidi cambiamenti di colore nelle luci, oltre che il lancio di nuovi fuochi d’artificio.
Apollo: “Favoloso, strepitoso, portentoso. Può bastare, grazie.”Nonostante l’intimazione dell’uomo, seguì comunque un nuovo assolo di chitarra, che fece sollevare una nuova piattaforma alle spalle del palco, più alta di quest’ultimo, una specie di secondo palco.
Apollo: “Pulcherrimo, superrimo, straordinerrrimo. Basta ora, grazie."Tuttavia le note non si fermarono, e su tutta la nave si poterono udire delle vibrazioni agitare il pavimento del ponte, ma nessun nuovo evento coinvolse visibilmente la struttura dell’imbarcazione. Apollo cominciava ad essere a corto di pazienza, oltre che di sinonimi.
Apollo: “Bravo, bravo, ora può fermarsi, grazie.”Seguì un ennesimo assolo. Si poté notare un’arteria gonfiarsi sulla fronte del vice presidente della Doskoi, mentre il sopracciglio sinistro s’inarcava.
Apollo: “Mister Sash, ho detto che può fermarsi. GRAZIE.”
Sash: “Ehm…”Continuava e sentirsi una chitarra suonare.
Apollo: “Mister Sash?”
Sash: “Ecco io… veramente ho smesso già da un pezzo, non sono io che suono!”Apollo si voltò verso di lui. Il musicista aveva difatti alzato le mani dal suo strumento, eppure continuavano a sentirsi delle rombanti note di chitarra elettrica sferzare l’aria. Cominciarono a vedersi di qua e di là strane protuberanze e leve venir fuori dalla pavimentazione del ponte, mettendosi a girare e ballonzolare avanti e dietro.
In quello stesso momento, Edzard, che ormai era giunto vicino al ponte di sbarco della nave, guardando verso il porto si rese conto che le case della città di Toroa si facevano sempre più piccole: la nave si stava muovendo! Non ci fu nulla da fare, nel giro di una manciata di secondi la mastodontica imbarcazione si era già distanziata di diverse decine di metri dalla riva. Perché era salpata? E ad opera di chi? I presenti fecero appena in tempo a porsi tali domande che qualcosa di ancora più inaspettato accadde. La musica, che non accennava proprio a fermarsi, anzi, si faceva sempre più incalzante e frenetica, accompagnò una radicale e prodigiosa trasformazione che interessò non solo il ponte, ma l’intera struttura della nave.
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Una numerosissima serie di ingranaggi, leve, canne, diapason giganti e quant’altro sbucò fuori un po’ da tutte le parti, cominciando a muoversi in modo forsennato, mentre di qua e di là c’era gente fuggiva non si sa dove – intorno non c’era che il mare, il quale si stava facendo stranamente agitato – in preda al panico, mentre altri se ne stavano immobili non si sa se per paura o per altro. Intanto le sagome di cinque persone erano apparse sul palco più alto, quello da poco formatosi dietro la piattaforma su cui si trovava Apollo, il quale le guardò stupito ma sprezzante, per poi rivolgere loro delle parole che però nessuno riuscì a udire. Un attimo dopo quello stesso palco schizzò verso il cielo, innalzato da una colonna che spuntò fuori dal ponte della nave come un enorme canna di bambù dal terreno, mentre il resto della nave si abbassava e si allargava. La musica continuava, e la colonna, ormai altissima, ricevette apporti da nuove strutture che si sollevarono da terra per poi agganciarsi ad essa, rendendola più larga alla base, e sempre meno tozza man mano che si saliva, fino a tornare ad allargarsi all’apice, dove formava una specie di disco-piattaforma. Il resto della nave invece, come detto si stava abbassando verso la superficie del mare e allargando sempre più, e arrivò in breve tempo a formare una piattaforma circolare intorno alla struttura innalzatasi al centro. Tutto il pubblico si trovava su questa piattaforma. Quella che prima era una nave, ora somigliava più a un’isola tondeggiante dalla quale spuntava una torre elevatissima.
OFF: Qualcosa del genere:- [+] Spoiler

Quando la situazione si fece relativamente stabile – "relativamente" perché rimanevano sempre un po’ ovunque parti della nave che continuavano a muoversi - una torre immensa si ergeva ormai davanti ai presenti, ritta e altissima come il collo d’un serpente marino che s’affaccia dall’oceano per impietrire una nave di sventurati marinai prima di divorarli, in tal modo davanti alla folla di invitati si elevava dalla superficie del mare quella costruzione, svettando più in alto del più alto faro che chiunque avesse mai visto nella sua vita, mentre proiettava di qua e di là luci d’ogni colore sparando a mille la musica che la muoveva. Infatti, nonostante l’edificio avesse ormai raggiunto la sua elevazione massima e la sua forma in apparenza definitiva, il suo moto non s’arrestò, e tutti gli anelli e i segmenti di cui esso era composto continuarono a ruotare, ad aprire e a chiudersi, a rizzarsi e ad ammainarsi, ognuno a modo proprio come un corpo a parte, ognuno a velocità diversa, come le membra che non trovano pace d’un lombrico esposto al sole torrido dell’estate. In questo caso l’anellide era però pantagruelico.
Poco più in alto della base della torre si poteva leggere, formata da una serie di enormi lampade al neon accuratamente disposte, la scritta:
PANDAMONIUM TOWERChiunque dei presenti fosse stato in possesso di una vista talmente aguzza di riuscire a vedere cosa vi era sulla sommità della titanica torre, si sarebbe reso conto che su di essa svettavano le figure di cinque persone, le stesse che poco prima erano appare vicino ad Apollo. Non che ci fosse bisogno di una tale capacità visiva, dato che i cinque in questione apparvero anche sui maxischermi sui quali proiettavano le loro immagini i lumaproiettori.
Si trattava di due donne e tre uomini. Il primo era un ragazzone enorme, sicuramente più alto di due metri e bello massiccio, che vestiva con una specie di uniforme militare portata però alla maniera scialla del più trasandato dei civili, e recava in testa un elmetto da soldato. Vicino a lui vi era una ragazza molto giovane, dai lunghi capelli biondi e lo sguardo da innocentina. Non lontano si trovava un'altra donna, questa dai corti capelli argentati e con un’espressione e un portamento decisamente più sfacciati, la quale indossava infatti un vestito aderente aperto in più parti a mostrare stralci del suo corpo nudo. La quarta persona era un uomo alto e snello, completamente vestito di nero e con in testa un cappello che ne copriva gli occhi ma non la bionda e lunghissima treccia che correva lungo le spalle dell’individuo fino a raggiungere le gambe. A completare il quadro al centro dei quattro, sfoggiando un atteggiamento da leader, si trovava un uomo dalle fattezze tremendamente familiari sia per Edzard che per molti dei presenti: altezza media, espressione sfacciata, capelli arancioni mossi, barba appena accennata… Era Floyd Steen!
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Sotto ognuno di essi venne proiettato anche il rispettivo nome in sovraimpressione, sebbene quello di Steen non fosse esattamente corrispondente all’originale, forse si trattava di uno pseudonimo. Dietro di essi lampeggiava la scritta “
IN CONCERTO”. Edzard notò subito un oggetto sferico multicolore che si trovava poggiato a terra, proprio ai piedi di Steen, sul quale era impressa un farfalla. Era proprio l’oggetto che doveva recuperare per Tizio Incognito! Ad ogni modo nessuno di loro disse niente, ma se ne stettero semplicemente lì fermi per qualche secondo, in posa, per poi prendere mano ognuno a un diverso strumento musicale.
La ragazza dai capelli argentati, indicata col nome di Iron Mercury, tirò fuori uno strumento a corda, costituito da un’asse di sostegno da una parte dritto come un bastone, e alla base arrotolato in modo simile alla conchiglia di una chiocciola, o meglio, a quella di un nautilo, dalla quale sembrava infatti essere stato ricavato, e grande grossomodo quanto un violoncello; da quell’asse si dipartivano una serie di corde di lunghezze diverse, disposte in modo spiraleggiante: la maniera migliore per descriverlo sarebbe dire che appariva come un’arpa arrotolata a spirale, il quale però non si suonava come un’arpa, ma come un violino, tenendone la parte lunga in mano e quella bombata tra spalla e mento, e producendo il suono attraverso la frizione di un arco, anch’esso dalla foggia singolare, dato che presentava numerose corde separate invece che un solo fascio di crini. Il suono dello strumento ricordava quello di molti di strumenti ad arco che suonavano all’unisono.
Il ragazzo robusto, ovvero Noyport, recava invece in mano due lunghe bacchette, con le quali suonava una singolare batteria di strumenti a percussione, formata da una serie di oggetti non ben identificabili e dalla forma particolare: una sfera che fluttuava appesa a un palloncino, una stella pendente da un filo, un’elica in equilibrio su un paletto con due quadrati alle estremità, un piatto metallico di colore verde, un gallo segnavento in cima a un’asta, un triangolo, un gong, un candelabro, un grappolo di sonagli, ognuno di questi oggetti rispondeva con un suono diverso ogni volta che veniva percosso dal musicista, formando un insieme di rumori, alcuni tipici di una normale batteria e altri più inconsueti.
Velvet, la ragazza bionda, utilizzava invece uno strumento a fiato, la cui forma ricordava quella d’una lunghissima e snella pipa, puntellata da una fitta serie di fori, e che si concludeva con una serie di bocche di grandezze diverse, alcune grandi e che si allargavano all’esterno, altre strette e ritte; tale strumento ella suonava posizionandolo di lato tra mani e bocca alla maniera d’un flauto traverso, soffiando nel bocchino posto a una delle estremità e ponendo le dita in vario modo a occludere i fori. Al suo soffio le bocche d’uscita emettevano dei suoni, venendo al contempo spinte dall’aria che emettevano, la quale le faceva roteare come girandole intorno all’asse longitudinale di quello strano flauto. Lo strumento si dimostrò in grado di emettere un’ampia varietà di suoni , dal basso e gutturale barrire d’un corno, al dolce e acuto ciufolare d’un clarinetto.
Il ragazzo alto e biondo, Nyman, mise mano a uno strumento formato da una specie di ruota gigante, più alta dello stesso musicista, che presentava nella sua parte concava un sedile sul quale l’uomo si accovacciò, in modo da poter suonare da seduto. Il lato sinistro e quello destro della ruota erano entrambi costellati da un serie di tasti di forma circolare, alcuni bianchi e altri neri, che ricordavano vagamente quelli di un pianoforte, dai quali differivano appunto per via della forma e per il fatto che formavano due file separate disposte su lati opposti, ognuna delle quali veniva suonata con una delle mani del biondo. Inoltre anche i suoi piedi erano impegnati, dato che andavano a premere su dei grossi tasti, disposti questi in orizzontale, recati su una propaggine dello strumento-ruota recata in basso rispetto al sedile. Il suono dello strumento ricordava quello di un pianoforte, sebbene a volte si sentissero suoni tipici di una tastiera, o di un organo, o di un clavicembalo.
Lo strumento di Steen somigliava invece a un’enorme chitarra dalla forma di croce latina, formata appunto da due assi, uno lungo il doppio dell’altro, che si sovrapponevano secondo un angolo retto, ognuno dei quali recava una serie di corde parallele. Era come se qualcuno avesse preso due chitarre lunghe e fine e le avesse incrociate. Steen lo suonava proprio come si suonerebbe la chitarra, pizzicando le corde con abilità disarmante, sia quelle che correvano orizzontalmente che quelle che andavano verticalmente, a volte anche con due mani contemporaneamente, dimostrando un talento spaventoso. Lo strumento emetteva dei suoni a volte simili a quelli di una chitarra acustica, altri a una chitarra elettrica, altri ancora a quelli di un basso, e ogni tanto simili a quelli di altri strumenti a corda pizzicata: ukulele, banjo, mandolino, sitar, e chi più ne ha più ne metta.
I cinque cominciarono a esibirsi, riprendendo a suonare la loro energica melodia.
Apollo: “Questa sì che è una cosa inaspettata, la nave non è stata progettata per cambiare struttura in modo così radicale! Non capisco… Steen, come hai fatto?”Disse tra sé e sé Parnassius Apollo, per poi prendere mano al microfono, tentando di tranquillizzare il pubblico.
Apollo: “Signore e signori, calma, non c’è motivo di perdere la tranquillità, la situazione è sotto controllo!”Ma ben pochi sembrarono ascoltare la sua intimazione, dato che in molti già erano in preda al panico.
Non dimentichiamoci comunque di Edzard il pirata e della sua sorte. Quando la nave aveva cominciato a trasformarsi, lui ebbe la sfortuna (o la fortuna?) di trovarsi in una posizione particolare, in un punto dove si sollevò improvvisamente una porzione del ponte tozza e assai lunga, che si innalzò alla maniera di un ponte levatoio, facendo perno proprio su un punto vicino al centro della nave; tale ponte alzandosi trascinò inevitabilmente con sé il giovane che vi si trovava sopra, il quale, aggrappatosi ad esso per evitare di essere scaraventato chissà dove, venne in breve tempo trascinato verso la zona interna, dove tale protuberanza di andò ad agganciare all’immensa colonna centrale, contribuendo a formare la torre nella sua forma completa, fatto che costrinse infine Edzard a saltare giù per evitare di essere schiacciato dalle due parti che si incastravano. Come risultato, mentre tutte le altre persone si erano affrettate ad allontanarsi dall’occhio del ciclone, Edzard finì col ritrovarsi da solo proprio alla base della torre, e per di più proprio di fronte all’entrata di essa. La costruzione presentava infatti una grande apertura alla base, che immetteva in una stanza.
Intanto intorno all’area circostante la torre, a una certa distanza da essa, si erano innalzate delle possenti mura che si agitavano in ogni modo immaginabile e dalle quali protrudevano spuntoni e aggeggi di varia natura che si muovevano nevroticamente impedendo a chiunque di arrampicarsi, e come se non bastasse sbucarono fuori degli strani animali usciti da chissà dove, i quali per aspetto ricordavano in tutto e per tutto dei panda, con la differenza che recavano una frangia circolare di lunghi peli intorno alla vita a formare una specie di tutù. E infatti le loro movenze ricordavano più quelle di ballerine di danza classica che quelle di animali, dato che zampettavano agilmente di qua e di là di tanto in tanto saltando e piroettando. Parnassius Apollo si mise una mano sulla fronte.
Apollo: “Oh santo cielo, i panda ballerini sono fuggiti dalle gabbie…”Disse, forse senza accorgersi che stava ancora parlando nel microfono. Qualcuno che evidentemente aveva molta fiducia nelle proprie abilità atletiche – come qualche membro della marina in borghese - provò a scansare uno di questi animali per procedere verso il centro, dove si trovava la torre, ma per tutta risposta ne ricevette solo un calcione rotante, o una bella panciata da parte di uno degli animali, venendo sbalzato indietro. Pareva proprio che quelle bestie fossero lì per impedire il passaggio di chiunque volesse raggiungere la torre, e la stessa ragione d’essere dovevano anche avere tutti i vari ostacoli e barriere che delimitavano il piazzale circostante la monumentale costruzione.
Anche fuggire verso l’esterno sembrava assai difficile: oltre a un alto muro di contenimento con varie protuberanze semoventi volte a ricacciare indietro la gente, l’acqua tutt’intorno era assai agitata, per via di alcune grosse eliche sottomarine che vorticavano assai rapidamente.
Infine non si avevano certezze nemmeno sulla sicurezza dell’intera piattaforma sulla quale era forzatamente confinati invitati. Il suo pavimento era agitato da ondate continue che lo rendevano irregolare, come se gli ingranaggi che si trovavano sotto di esso continuassero a muoversi forsennatamente non trovando pace, e come se non bastasse esso era costellato da una miriade di oggetti che precedentemente si trovavano nelle varie stanze della nave, e che ne erano caduti fuori durante la trasformazione di essa, oggetti come letti, armadi, valigie, strumenti musicali, vestiti, e tanta altra roba.
Solo una cosa cambiò ben poco rispetto a prima, ovvero continuavano ad esservi una numerosa serie di schermi e maxischermi disseminati ovunque, sui quali venivano proiettati perlopiù i cinque musicisti che sembravano essere la causa di tutto quel trambusto, ma anche ciò che accadeva in altre zone della nave.
E difatti Edzard d’improvviso vide la sua immagine apparire su molti dei maxischermi: le lumacamere lo stavano inquadrando! Tutti i presenti riuscivano a vederlo lì, davanti all’entrata della torre, unico fra tutti che fosse riuscito ad avvicinarsi tanto.
A un certo punto il lumacofono incognito iniziò a squillare e a vibrare intensamente. All’altro capo c’era il suo committente.
Tizio Incognito: “Mister Edzard, vedo che si trova in una buona posizione! Il lavoro che lo ho assegnato è ancora valido, non so cosa abbia in mente Steen ma sono certo che non è niente di buono, comunque lei faccia di tutto per raggiungere la cima della torre e recuperare il mio oggetto, le assicurerò un sostanzioso extra! Se poi le andasse di sistemare quel pazzo e i suoi amici glie ne sarei profondamente grato!”Certo, per raggiungere Steen il giovane pirata sarebbe dovuto arrivare in cima a quella torre. Scalarne la parte esterna non sembrava fattibile, dato che alla base la torre era liscissima e non mostrava nemmeno un appiglio, mentre più in alto era un inferno di pali, ingranaggi, leve, cavi e quant’altro in continuo movimento, tutte cose che apparivano assai difficili da superare. Forse salire passando dall’interno sarebbe stata l’opzione migliore.
Da fuori il giovane poteva affacciarsi dall’entrata per scrutare cosa vi fosse dentro, dove il pirata poteva vedere nitidamente una grossa stanza dal perimetro circolare, ben illuminata e sorretta da imponenti colonne che ricordavano quelle di una cattedrale. Nella parte centrale della stanza v’erano quattro pilastri nettamente più grossi degli altri e di colore dorato, ognuno dei quali recava alla base un portone, realizzato in uno strano materiale, forse plastico. Tutti e quattro i portoni lampeggiavano, come se dentro di essi vi fossero delle lampadine, inoltre, sopra ognuno di loro vi era un simbolo diverso.
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Inoltre, nella zona delle colonne dorate si poteva vedere una grossa sfera pendente dal soffitto, la quale recava delle lampadine illuminate a formare la scritta “
OVERTURE”. Non sembravano esservi altre aperture o uscite da quella stanza, che per quanto bella e addobbata non aveva altro da offrire rispetto a quelle quattro porte. Come avrebbe agito il pirata?
Parte per Near_10-
Continua da quiGiunto sulla Panda Melody per portare a termine la sua missione, N ebbe anch'egli modo di ammirare dagli schermi la dimostrazione di Apollo e di ascoltare la sua spiegazione sul funzionamento della nave. Anzi, fu proprio durante il discorso del vice presidente della Doskoi che il giovane arrivò di fronte alla porta della cabina B-135, sul Ponte Rapsodia, un luogo molto carino e ben arredato, con della moquette rossa sul pavimento e i muri Adorno di bellissimi quadri e altre opere d'arte moderna.
Ormai era scattata l'ora X, e N bussò alla porta della cabina, rimanendo in attesa che la fantomatica donna dai capelli arancioni si facesse viva. Tuttavia il pirata non ebbe fortuna: dopo qualche secondo d'attesa, l'assordante musica di Steen e del suo gruppo invase l'imbarcazione, che si trasformò nell'immensa Pandamonium Tower. Prima ancora che qualcuno potesse aprirgli la porta, N si ritrovò a essere sballottato di qua è di là nel corridoio che velocemente andava trasformandosi, spezzettandosi, contraendosi e rivoltandosi, portando allo scoperto un'infinita serie di strani ingranaggi e congegni. Anche il tentativo di aprire là porta in extremis si rivelò inutile, ormai dietro di essa non vi era più niente e nessuno di ciò che doveva esservi inizialmente.
Quando fu tutto finito, N, dopo aver impiegato qualche secondo per riprendersi dalla confusione, si ritrovò in uno stanzone circolare nel quale svettavano quattro gigantesche colonne dorate recanti delle porte. Era la stessa camera nella quale si stava affacciando Edzard, ovvero quella che stava alla base della torre. I due pirati notarono ognuno la presenza dell'altro.
Improvvisamente qualcos'altro catturò l'attenzione di N. Su un monitor alla sua sinistra, che doveva essere collegato a una lumacamera posizionata chissà dove, appariva ben nitida una folta chioma di capelli arancioni in primissimo piano, tenuta insieme da un'elegante forcina a forma di spada. Non si riusciva a vedere niente del volto della persona alla quale appartenevano quei capelli, dato che era messa di spalle. Però si trattava senza dubbio della donna che N stava cercando. Ma dove si trovava? Un attimo dopo la testa arancione si spostò di lato, uscendo completamente dal campo visivo della lumacamera, accompagnata dallo sventagliare d'un lembo di stoffa bianca del suo vestito. La donna si stava muovendo. Ora che la visuale del gasteropode era libera, sullo schermo si poteva vedere, inquadrato dall'alto al basso, una specie di balcone sul pavimento del quale era disegnata una rosa dei venti, e sotto di esso, molto sotto, un'immensa folla di persone che si muovevano spasmodicamente. Non c'era dubbio, la lumacamera si trovava in alto, da qualche parte sulla torre, dato che riusciva ad avere una panoramica perfetta di ciò che accadeva in basso, e di conseguenza anche la ragazza dai capelli arancioni era lì su! Se N voleva incontrarla, doveva salire. Fidelio gli aveva detto chiaramente che lo scrigno andava consegnato a qualsiasi costo e in qualsiasi circostanza, evidentemente nemmeno quella situazione faceva eccezione.
Edzard e N. Due pirati, ognuno con il suo compito da portare a termine. Un oggetto da recuperare e un altro da consegnare, due missioni simili e in un certo senso opposte, ma entrambe condividevano uno stesso elemento: la scalata della torre.
- Near_10 si unisce alla quest.
- Agite come preferite, scegliendo la porta o le porte che volete e interagite tra voi nel modo che vi sembra più opportuno.
- Near, puoi dire tranquillamente di aver assistito a tutti gli eventi "pubblici" avvenuti nei post precedenti della quest, ovviamente non alle cose che Edzard e Tizio Incognito si sono detti in privato. Inoltre anche tu senti la musica che ha attirato Edzard nel primo post, ma hai deciso di non seguirla.
- Ordine di post libero.