Informazioni Generali:
Nome: Saabira Neelam
Età: 30
Sesso: F
Razza/Sottorazza: Umano - Umano Comune
Fazione:

Grado & Classe: 6° Grado - II Classe
Rango/Taglia: Incensurata
Punti Grado: 39.910.000
Stile di combattimento: Cuoco Combattente
Ciurma/Squadra: ?
Ruolo in Ciurma/Squadra: ?.
Mestiere: Cuoco
Berry: 121.550 B
Frutto del Diavolo: //
Haki: //
Aspetto e Background:
Aspetto del Personaggio:
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- Pelle color caffé, ed occhi così neri da non distinguere l'iride dalla pupilla. Insondabili, muti e profondi allo stesso tempo. Una cascata di capelli color ebano, lisci come la seta, intrecciati in complicate crocchie ed acconciature elaborate. Si muove lentamente, quasi fosse fluida, mentre le stoffe coloratissime del suo sari la seguono nel suo incessante volteggiare silenzioso. Di media altezza, proporzionata anche se forse un po' troppo muscolosa, non ama esibire il suo corpo, ma non nasconde la sua femminilità carica di intimidazione, matronale. Il tipo di persona che trasuda tranquillità, severità e consapevolezza di sé stessi. E' molto attenta alla cura del suo corpo, non è mai trasandata, sempre pulita in modo impeccabile, quasi lo sporco si fosse dimenticato della sua esistenza.
Carattere del Personaggio:
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- Saabira - Madame Neelam per i clienti della locanda - è imprevedibile. E' il tipo di persona che coglie le occasioni della vita e le trasforma, le plasma sotto la sua accorta pianificazione, che può essere a lungo o a brevissimo termine. Introspettiva, lunatica, capita raramente che apra la bocca se non per comunicare qualcosa di indispensabile. Non tollera la mancanza di rispetto, la rozza maleducazione, il non rispetto delle norme di cortesia. Ogni riferimento mirato ad accomunare la sua persona con il mestiere più antico del mondo causa immediate ritorsioni, che possono variare dall'ammonimento verbale all'omicidio a sangue freddo, senza logica apparente. E' comune sentirla rivolgersi con svariate forme di cortesia, soprattutto se non in rapporti familiari od amicali con l'interlocutore. Tende molto a dare del lei, soprattutto.
Storia del Personaggio:
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- Capitolo 1 (Saabira, la Paziente):
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- Sono nata nelle sporche camerate di un bordello, lontano dalle rifiniture e dalle passamanerie riservate ai clienti, figlia del conio e dell'oro speso in vizi, né dall'amore, né dalla passione. Come ogni persona normale non mi ricordo nulla dei miei primi anni di vita, la mia stessa esistenza testimonia che per lo meno sono sopravvissuta fino al mio primo ricordo. Il mio stesso nome testimonia che tipo di infante dovevo essere. Saabira, la paziente, la resistente. Non è strano che il nome rispecchi il carattere di qualcuno, specie se vieni dagli stessi bassifondi da cui provengo io. Te ne propinavano uno adatto nel momento in cui fosse stato utile farlo. Nessuno sprecava un buon nome per un moccioso che aveva sette possibilità su dieci di non compiere il primo anno. Saabira la paziente, perchè non piangevo praticamente mai, perchè silenziosa scrutavo il mondo con gli occhi più neri della notte senza luna. A proposito di quel primo ricordo: il rumore dei cocci di vetro che tintinnavano a terra dopo che un balordo fracassava il cranio di una delle puttane della casa di piacere. Ero nel mio letto, non sapevo che fosse successo, ma nella mia mente risuonano ancora come una melodia di minuscole crepe nel vetro e fratture vibranti sul pavimento di pietra levigata. Forse era mia madre quella prostituta, non l'ho mai saputo. Non m'ha mai interessato.
Capitolo 2 (Saabira, l'Intollerante):- [+] Spoiler
- Più crescevo in età, più cresceva la ripugnanza verso il posto da cui ero stata generata, in cui affondavano le mie radici. Odiavo i falsi gemiti di piacere che filtravano tra le porte serrate del corridoio del piano rialzato, odiavo le grida isteriche delle donne che venivano di tanto in tanto brutalizzate, odiavo le vecchie troie troppo vecchie per praticare la professione che si dedicavano a noi figli di nessuno. Era una fabbrica di prostitute di cui odiavo ogni singolo ingranaggio, ogni vite, ogni bullone. Nemmeno i maschi si salvavano, anzi, tante volte venivano venduti a uomini dai dubbi vizi, non valevano un investimento a lungo termine. Fu così che imparai a dividere gli esseri umani in gruppi, in categorie. Per odiarli meglio, in un certo verso, ma per capirli, eviscerarli, in un altro. C'era chi veniva venduto e chi comprava, chi pestava e chi veniva pestato, chi i soldi li guadagnava e chi li spendeva. Chi era schiavo e chi possedeva. Chi moriva e chi uccideva. La mia posizione, la consapevolezza di poter aver presto l'età per diventare ciò che mi disgustava più al mondo mi spinse a cercare nella violenza spicciola la soluzione al mio destino oramai quasi certo. Rubai un maneggevole ma affilato coltello dalle cucine e non me ne separai più. Era il mio feticcio, la mia sicurezza, l'oggetto che credevo mi rendesse differente da tutte le altre ragazzine lì attorno. Passavo ore a specchiarmi nel metallo argenteo che rifletteva solo sezioni del mio volto, ciclicamente, da destra a sinistra e viceversa. Fu con quel coltello che tagliai la gola all'uomo che per primo mi volle comprare. Poi glielo conficcai nel petto e lì lo lasciai, correndo verso l'uscita senza mai voltarmi indietro. Quel coltello doveva rimanere col passato a cui apparteneva.
Capitolo 3 (Saabira, l'Innocente)- [+] Spoiler
- Dovevo essere attorno ai quattordici, quindici anni, quando incontrai Pat. Era una grossa signora sulla sessantina, grassa come un barile, alta come una torre. Mi afferrò per la collottola dopo avermi beccato elemosinare un pasto fuori dalla sua locanda. Credo furono il rumore che fece il mio stomaco e l'enormità delle mie occhiaie a farla desistere dal tirarmi un calcio. Invece mi trascinò dentro, mi sbatté su uno sgabello e mi buttò davanti un piatto dello stufato più buono che ricordi. Non mi schiodai di lì fino a che la sala non fu vuota. A quel punto mi mise una scopa in mano e mi disse di ramazzare il pavimento. Fu il mio primo incarico alla Locanda della Settima Vita. A Pat piacevano i gatti ed era oramai troppo vecchia per lavorare da sola. Il caso aveva deciso per me. All'inizio facevo la sciaquina, pulivo quel che era sporco: in cambio ricevevo due pasti, una branda di cui avevo la responsabilità della pulizia, un tetto ed una piccola paga. Quando Pat morì, cinque anni più tardi, non aveva nemmeno la forza di mettere una pentola sul fuoco. Da due anni oramai facevo il lavoro che un tempo era suo. Mi adorava, mi lasciò tutto. Non avrebbe mai dovuto chiedermi di portarle un infuso d'erbe a letto. Per cinque anni, tutte le sere, prima di dormire. C'era chi diceva che anche sua madre morì d'un brutto male, attorno ai sessanta, non m'importava. Come dicevo, c'è chi muore e chi uccide.
Capitolo 4 (Saabira, l'Annoiata)- [+] Spoiler
- Arrivata a trent'anni, il mondo intorno a me era cambiato. Forse è una sorta di ricatto nei confronti del mio passato, il motivo di quell'ingordigia che mi ha spinto a voler sempre di più. La locanda era cambiata, le persone che la frequentavano erano cambiate, le doti che servivano per gestire la situazione erano notevolmente più numerose. Erano almeno cinque anni che non cucinavo più nulla. Oramai gestivo il mio manipolo di lavoratori cui delegavo le mansioni più elementari. Come rifare le camere, rimestare la zuppa. Non ho mai delegato il lavoro sporco, non totalmente. La mia mano è ferma, la lama corta letale nelle mie mani. La mia locanda garantiva una zona franca per qualsiasi tipo di accordi, di scontri, o di processi. Se si superava la linea del buon senso, beh, era probabile trovarsi con un secondo sorriso o con un coltello tra gli occhi. Non c'era avvertimento. All'inizio era divertente, interessante. Me ne stavo nel mio sari, in disparte, ad osservare il controllo che potevo avere solo fornendo un servizio indispensabile per società criminali. Non credevo di scoprirmi inadatta per la sedentaria stabilità di un'attività ben avviata. Cominciai di nuovo a vedere con insofferenza la routine che mi ero creata, realizzando anno dopo anno, che il problema non era l'ebbrezza di quel poco potere che avevo in mano, era l'assenza di sorpresa, l'assenza di paura, il pericolo di rimanere bloccata in quella situazione forse troppo comoda da abbandonare. Una notte di gennaio, il caso impose un cambio di rotta. Scesi al pian terreno, dove alcuni avventori stavano discutendo un affare delicato ed assistetti allo scoppio di una brutale rissa. Brutta gente, gli uomini del governo che nascondevano dietro la divisa la loro natura criminale, finti, come i gemiti delle prostitute che m'hanno cresciuta. Mai simpatizzato per le forze dell'ordine. All'altro capo del tavolo, colui che aveva aperto le danze, un cliente quasi abituale, che raramente mi aveva causato problemi. Forse presi le sue parti per questa ragione. Forse perchè era solo contro un manipolo intero. Forse - egoisticamente, e molto più probabilmente - per sfuggire dalla monotonia degli ultimi anni. In poco tempo, solo uno rimase in piedi per fuggire da quell'orrore. Non era importante. Quella notte, strangolai nel sonno una donna che aveva una corporatura simile alla mia e la vestì dei miei colori. La lascia di fronte alla porta, all'interno delle mie camere che chiusi dall'esterno, in posizione supplicante. Grattai finti segni di unghiate con la punta del coltello. Nel silenzio, scesi al piano terra, recuperai ogni bene di valore, coprii i mobili ed i locali con un accelerante e diedi fuoco a quella dannata prigione, chiudendomela alle spalle. Le urla degli altri occupanti mi ricordarono che non ero la sola che sarebbe stata trovata morta, vittim della cieca vendetta di chiunque fosse la persona contro cui m'ero messa. Non tornai indietro per gli avventori. Non sono mai stata il tipo di persona che torna sui suoi passi. E nemmeno il tipo di persona che apre le porte. Decisi di sparire, abbandonare l'isola, la mia vita, a favori di mari più impetuosi e di storie ancora da narrare. Partii, con la persona che il caso aveva mandato a destabilizzare la mia noiosa esistenza criminale per favorire un nuovo, diverso, istinto imprenditoriale.
Dietro di me lasciai solo la cenere ed il mio cadavere.
Statistiche e Parametri:{Base + Livellamento + Equip.}
(ATK): 30 + 50 (livellamento) = 80
(DEF): 30 + 15 (livellamento) = 45
(VEL): 30 + 110 (livellamento) = 140
(PV): 40 + 15 (livellamento) = 55
(PT): 40 + 15 (livellamento) = 55(FRZ): Livello 1 (80): Se la forza è compresa fra 0 e 100 il personaggio può compiere tutti quei lavori che non richiedono una particolare forza fisica nei limiti dell’umano; E' in grado di sollevare oggetti dal peso non superiore a 50 kg circa.
(RES):Livello 1 (45): Se la resistenza è compresa fra 0 e 100 il personaggio può sopportare senza troppi problemi la fatica di un lavoro pesante; correre per mezz'ora senza avere il fiatone; reggere attacchi che stenderebbero una persona qualsiasi.
(AGL): Livello 3 (140): Se l'agilità è compresa fra 131 e 180 il personaggio può compiere capriole a mezz'aria mentre si sta lanciando giù da un palazzo o mentre fa parkour.





